NAS Low end… HDD Killers?

Esperienza. Empirismo. Prove. Mi appresto a scrivere su un’argomento noto, congeniale e che in linea teorica dovrebbe avere basi scientifiche. Dovrebbe.

Partiamo dall’inizio. Parecchi anni fa acquistai il mio primo NAS. Non ricordo nemmeno di che marca fosse, aveva un solo slot HDD (2,5″), una porta ethernet ed una USB. Un Nas, quantomeno nelle intenzioni. Samba, FTP ed una graziosa interfaccia d’amministrazione remota su browser. Semplicissimo, il sistema sembrava basato su una distro ridottissima di Linux, non c’erano ancora Freenas, Amahi, OMV e compagnia bella ma faceva il suo lavoro, il file server senza ridondanza o fronzoli “tipo cloud”. Poi un giorno non lesse più il disco. Non un semplice “testina che gratta” con possibilità di recupero dati con software consumer e disco in un cradle da 20 euro. Il disco era semplicemente spappolato. E’ successo anche a voi? Dati abbastanza importanti ma non fondamentali. Buttato.

Memore di questa pessima esperienza, dopo la doverosa scomunica per imprecazioni, mi apprestai ad acquistare il mio secondo NAS. Questa volta ricordo benissimo la marca, era uno EMC di Iomega. Due slot, ma dischi in Raid 0. In questo caso un semplice backup di un server, dati sincronizzati. Tutto sommato sacrificabili. Dopo appena 4 mesi i dischi erano “brasati”, il device sostituito in garanzia ma niente da fare per i dischi. Metto da parte il NAS e mi compro una buffalo NAS Terastation. Due dischi WD in RAID 1… ora sono a posto. Giusto per un po…. Un anno e 3 mesi dopo… puff un disco mi lascia (fuori garanzia) ma penso: tantochissenefrega ne metto uno nuovo lui si ricostruisce il RAID e sono bello come il sole! Inserisco il disco. Inizia il processo di ricostruzione. Un giorno. Due giorni. Tre, una settimana… Stacco tutto. Bestemmie. Non carica neanche più il sistema. Tentativi, “kirkwood variants” e server tftp. Vaf*****o.

Da lì in poi ho avuto altri NAS, anche a casa, WD Cloud, Zyxel ed altri ma ho imparato ad utilizzarli come sincronizzazioni o backup da Server più solidi.

Ma quali sono i problemi che affliggono i NAS di fascia “consumer”? Due:

Primo: il file system e la configurazione RAID. Mi spiego meglio, i nas sono basati quasi tutti su Linux e lavorano con FS EXT  ed una tabella di allocazione custom, creando una pletora di partizioni in cui installano il loro software di sistema, quello di terze parti, il file di swap e quant’altro. Nel caso appunto del buffalo il NAS di suo usciva con 2 dischi da configurare, ma nessuno ti diceva che il sistema operativo non era su flash (con 5 euro potevano essere dotato di memoria flash da 4 giga! pidocchiosi!) ma SUI DISCHI. Per cui no dischi-no OS. Smontati i dischi e installati su una workstation Linux le partizioni erano riconosciute a malapena ma i file non accessibili. O meglio, cose da data recovery factory, considerando poi che i dischi erano stressatissimi e pieni di settori riallocati appena dopo 10 minuti dall’alimentazione, erano buoni per cuocere un uovo al tegamino.

Secondo: le applicazioni installate. Tanto carine! Accedi alla tua vita da dove vuoi! Sincronizza le tue foto dal telefonino. E intanto il disco macina, macina sempre… alloca, legge, scrive, swappa. 24 ore su 24! Se ci tenete ai dati usate solo l’indispensabile, disattivate tutte le fesserie, utili, senza dubbio, ma troppo impegnative per una baracchina da pochi soldi (si fa per dire, alcuni costano anche 300 euro).

Allora come si fa? Come backuppo le mie cose al lavoro o a casa? La mia cura nel prossimo articolo.

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